Dove siamo

Sulle acque del lago di Scutari si affacciano Boriç, Gril, Omaraj e Kullaj, i piccoli villaggi che insieme formano l'abitato di Vraka. E' qui, abbracciati dal lago e dalle vicine montagne, che da 5 anni realizziamo i nostri progetti.

A pochi chilometri di distanza dalla vicina città di Scutari, sembra che qui il tempo scorra diversamente. L'ambiente rurale, l'economia basata sull'agricoltura di sussistenza rendono difficili le condizioni  di vita.

La parrocchia di Boriç ci ospita e ci sostiene. Nel suo cortile e nei suoi campi da gioco centinaia di bambini accorrono l'estate per partecipare alla nostra animazione, nei suoi locali ha preso vita l'ambulatorio di primo soccorso.

Ma non ci fermiamo tra le mura della parrocchia. Nelle case ci aspettano accoglienti le famiglie albanesi, che onorano ogni giorno la cultura dell'ospitalità.

Storia e società

Dopo la caduta del Regime Comunista di Enver Hoxha nel 1991 l'Albania ha vissuto una difficile fase di transizione.

La ripresa, sia economica che sociale, è avvenuta con evidenti disparità territoriali. In particolare il Sud del Paese, dove si trova la capitale Tirana, è stato protagonista di processi di crescita, industrializzazione e urbanizzazione. La ricostruzione post bellica è avvenuta in questa zona a pieno ritmo, complice anche uno sviluppo culturale che ha portato ad un'evoluzione anche all'interno delle dinamiche sociali.

Lo stesso non si può dire del Centro e del Nord dell'Albania, dove opera infatti l'Associazione.

A causa della presenza di alte catene montuose tutt'intorno ai villaggi questi sono stati per moltissimo tempo chiusi alle comunicazioni con l'esterno.

Vere e proprie strade hanno iniziato a comparire solo in tempi molto recenti ma la regione continua ad essere a tutti gli effetti abbandonata dallo Stato.

L'economia è basata in via quasi esclusiva sull'agricoltura di sussistenza e mancano garanzie sociali quali strutture sanitarie e scolastiche.

Gli abitanti dei villaggi soffrono quindi di condizioni di povertà piuttosto rilevanti.

In questo contesto di difficoltà rileva il ruolo della donna. Questa ha infatti posizioni di responsabilità nella famiglia: è lei che lavora nei campi, cresce un gran numero di figli, cucina e si prende cura della casa, assiste i familiari più anziani o malati. Tuttavia questi compiti vengono svolti in una condizione di inferiorità. Alla donna viene infatti prevalentemente impedito di studiare e di realizzarsi professionalmente;

dall'età adolescenziale vive esclusivamente tra le pareti domestiche per imparare il lavoro della moglie in attesa che, ancora molto giovane, la famiglia riceva una proposta di matrimonio.

La mancanza di uno Stato sociale, che esiste sulla carta ma che è in realtà non funzionante in quanto gravato di una permeata corruzione, ha creato dei vuoti che nessuna parte sociale è riuscita a colmare.

Manca ogni tipo di garanzia sociale e di collaborazione, non vi sono poi spazi aggregativi che rendano possibile la costituzione di una vera e propria comunità. Soltanto le Parrocchie cercano di superare questo problema ma in ragione di una grave carenza di mezzi e persone tale lavoro si trasforma spesso in assistenzialismo che non riesce quindi a risolvere le situazioni critiche, soltanto ad arginarle temporaneamente.